Battersi è molto più bello che vincere Viaggiare è molto più bello che arrivare Quando sei arrivato o hai vinto avverti un gran vuoto. E per superare quel vuoto devi metterti in viaggio di nuovo Crearti nuovi scopi

O. Fallaci, Lettera a un bambino mai nato, Rizzoli, Milano 1975

L’asfalto corre veloce lasciando piccoli granelli di polvere sulle gomme come le parole sulle pagine di questo piccolo diario di viaggio, che ci vede ancora qui in fuga verso nuovi paesaggi fino al mare, quello da cui tutto ha origine e dove tutto, noi inclusi, troviamo la pace che ci rigenererà.

Ed ecco che già ho dimenticato quella che sono quando la pelle non sa di sale, quando è più dolce ma ha un sapore tanto più amaro.

Il km 1 di Padova è già lontano mentre il sole tramonta sui vigneti di Alba e si lascia alle spalle già molti di quei quotidiani pensieri in quel torpore misto dell’iniziale presa di coscienza vacanziera. La macchinina rossa rossa di quella filastrocca d’infanzia ci porterà attraverso il mondo fatto di colori profumati di lavanda della Provenza, togliendoci il fiato tra le curve delle

Gole del Verdòn sino al sapore forte e un po’ pungente di un buon roquefort fuso su una crepes gustata lentamente di fronte all’anfiteatro romano di Arles.

“Ida y vuelta” (andata e ritorno in spagnolo) è il titolo di questo viaggio attraverso suggestioni mediterranee che ha visto le nostre instancabili divoratrici di chilometri alla Thelma & Louise a bordo della versione rivista e corretta delle fedele Thunderbird del film: una Mini Clubman pronta per celebrare al confine dei Pirenei il suo 50 millesimo chilometro.

Assaporato un ottimo e abbondante Dolcetto d’Alba al fresco della colline di Perno di Monforte (Alba) abbandoniamo il territorio italiano varcando il confine francese sul colle della Maddalena, il paesaggio cambia quasi istantaneamente, dalle colline coperte di vigneti a un’arietta più frizzante e pascoli che ricordano vagamente quel Wyoming da film… sempre per non

perdere troppo di vista Thelma e Louise, naturalmente.

Il panorama cambia in fretta, non ci abbandona invece il corso del ruscello che gorgoglia accanto alle curve della strada e ci porta sicuro fino a Castellane en Provence alle porte del suggestivo canyon (da pronunciare alla francese mi raccomando “canyòn”) delle Gorges

du Verdon, un paradiso naturale fatto di percorsi da effettuare via mare, terra e aria: in macchina e a piedi attraverso le varie strade e sentieri a picco sul canyon, sulle acque del Verdon stesso a bordo di un kayak o di un gommone da rafting o sorvolando l’intera area in un vero e proprio stormo di colorate vele da parapendio.

La strada abbandona il fiume, che si apre nel bacino artificiale di Sainte Croix in un’esplosione totale di colori tra il verde della vegetazione e l’azzurro accecante della distesa d’acqua a perdita d’occhio.

La Macchinina Rossa Rossa ora punta dritto verso il cuore della Camargue, Arles, una “sgambata” nella prima autostrada che, leggenda vuole, fu percorsa a tratti anche da Napoleone (sperando che lui non abbia incontrato tutte le stazione di pagamento che

abbiamo trovato noi!).

Nel dedalo di vie che si snodano dall’antico anfiteatro romano perfettamente conservato nel centro in festa di Arles, l’arte diviene protagonista assoluta. In questa piccola cittadina multiculturale infatti lo spagnolo del torero si mischia sapientemente con il francese della Camargue, è qui che Van Gogh giunse nel 1888 alla ricerca di quella “giusta luce” che seppe tradurre in alcune delle pennellate migliori donate alla storia dell’arte di sempre: 300 dipinti in 15

mesi, non male. Lo spiritello del pittore si aggira ovunque tra le vie della cittadina e ci guida verso l’altra grande celebrazione di creatività che ha luogo qui annualmente: “Rencontres d’Arles”, forse il più importante evento mondiale dedicato alla fotografia.

Questo è il momento in cui Arles diviene luogo massimo dove gli emergenti trovano consacrazione e i grandi la giusta vetrina con un calendario che prevede oltre sessanta mostre visitabili fino al 19 settembre. Retrospettive e percorsi tematici sono la parte più significativa del festival, laddove spicca in questa 41ma edizione la presenza dell’Argentina con Leon Ferrari come ospite d’onore di questa edizione dei Rencontres. Sei percorsi per sei temi, ognuno dei

quali parte con un ospite d’onore o una mostra iconica. Intrigante è la promenade dedicata al Rock, un’esplorazione sul rapporto tra musica e fotografia che quest’anno vede in campo la prima mostra dedicata a Mick Jagger, certo l’artista più fotografato della scena musicale. Tra i “nomi” presenti nella sezione rock: Andy Warhol e Robert Mapplethorpe.

A questo punto il sapore della Spagna s’insinua nei palati fini delle nostre eroine e “vamos hermanas!”, dritto verso il confine attraverso i Pirenei e un nuovo capitolo del diario di viaggio si snoda sulla strada che si fa a mano a mano sterrata e trasforma il viaggio nello spazio in un viaggio nel tempo, la Mini diventa carrozza trainata da cavalli e la musica che arriva lontano ha il sapore antico delle marce medievali. Siamo al Castello Cardona, a un’ora da Barcellona

e nel cuore storico della Cataluña, trasformato in albergo grazie alla mirabile iniziativa statale dei Pardores de Turismo, che ha trasformato in strutture alberghiere alcuni dei più suggestivi siti

storici nazionali.

Forti mura troneggiano in cima a una collina proteggendo il giusto sonno delle moderne “raperonzolo”, racchiuse nella torre del castello dopo una lauta cena ricca di antichi sapori catalani… il giusto ristoro prima della tappa più corposa del tragitto, 500 km da Cardona a Valencia che diventano in fretta 700 tra uno smarrimento voluto e uno no per le campagne spagnole.

L’ingresso a Valencia è affiancato per un lungo tratto di autostrada da uno splendido mare alla nostra sinistra, che svanisce avventurandosi nel centro città ma ci ricorda di sé in quell’odore di sale e vaga umidità che investe tutta la città tra il traffico e quel buon sentore di paella valenciana che impregna le vie del porto. La lunga corsa della Macchinina Rossa Rossa si ferma all’hotel Barcelò esattamente di fronte alla mirabolante Ciudad De Las Artes Y De

Las Ciencias progettata sapientemente da Calatrava. Un maestoso monumento alla creatività che svetta in forme arrotondate e lineari nello skyline di questa città che negli ultimi cinque anni ha subito un mutamento urbanistico incredibile, complice la Coppa America del

2007. Questo splendido regalo alla sua città uscito dalla mirabile matita dell’architetto valenciano Santiago Calatrava è iniziato nel luglio 1996, lo si definisce un esempio di architettura organica data dall’armonizzazione di elementi architettonici e loro contenuto,

cemento bianco candido e azzurro di stagni e fontane, trasparenze del vetro e blu intesto creano questa struttura ampia e dinamica un unicum perfettamente armonizzato con l’anima marittima e luminosa di una città come Valencia. In questa grande città ci si muove

volentieri a piedi, sul lungomare per smaltire la paella de La Pepica (il ristorante preferito da Hemingway) e nel centro storico alla luce calda del mattino, splendido il grande Mercado Central e il dedalo di vie che da esso si dipanano attraverso la città vecchia.

Ma è ormai tempo di cedere le scarpe da passeggio e rimettersi al volante per l’ultima e più “passiva” tappa del nostro infinito peregrinare, si va al porto per salpare le ancora alla volta delle Ibiza del Flower Power, una sosta rigenerante per la Macchinina Rossa Rossa, ormai pronta a impolverarsi in strade sterrate alla ricerca di calette da sogno.

Il traghetto in 4 ore ci consegna nelle sapienti mani della dea Tanit (la dea dell’isola) al porto di San Antonio ed ecco che il contachilometri segna finalmente il passaggio al km 50.000 sulla

strada che fende campi di terra rossa e promettenti aranceti alle porte dell’agriturismo Atzarò: una casa di campagna tipica ibizenca, trasformata in un agriturismo a cinque stelle con spa, ristorante, galleria d’arte, sushi bar e chi più ne ha più ne metta. Un paradiso.

E mentre un arancio maturo caduto dall’albero rotola sul cofano della Mini a riposo sorseggio un thè verde post massaggio stesa su una letto a baldacchino balinese nel giardino della Spa; accanto a me un libro, un grande Buddha in pietra scura, la compagna di viaggio di sempre e un labrador di nome Oscar che russa sognando forse uno di quei conigli che vagano per il prato di notte vegliando sul sonno del cuore dell’isola.

Buenas noche Tanit…