E guidare a fari spenti nella notte per vedere…

Lucio Battisti – Emozioni

No, questo decisamente non può succedere sulla Ruote 66, a meno che non ci si voglia trovare a fingere di non capire l’inglese con il perfetto sosia dell’agente Poncharello dei Chips che ti ciondola le manette davanti al naso, approfittando dell’universale linguaggio universale della stradale. Altre cose che non puoi fare qui ad esempio sono fumarti una sigaretta in spiaggia o magari sorseggiare una birra e sentire il cuore in tumulto per il tramonto che scende sulla Momument Valley, no, in terra Navaho niente alcolici. Eccoli qui, solo alcuni dei surreali controsensi di un luogo che vive di miti moderni, di una nazione immensa fatta di strade lunghe, dritte, desertiche, da togliere il fiato. Strade lungo le quali l’iPod a sorpresa si mette a suonare Battisti catapultando due moderne Thelma e Louise in una dimensione parallela in cui cantare a piena gola sembra l’unica cosa giusta da fare, e questa sì che si può fare.

La strada non basta mai, seguo quella doppia linea gialla tratteggiata osservando avidamente tutto ciò che c’è oltre, quasi desiderando che il vetro del parabrezza della macchina a noleggio sia aria, solo aria. La linea gialla mi porta a spasso per San Francisco e sento il sapore del sale misto al vento mentre chiudo la felpa e cerco di ricostruire le parti di Golden Gate coperte da una stregata foschia, mistica forse o magica addirittura, come questa città piena di streghe, buone si capisce.

Salto sulla Mustang Cabrio bianca, Louise cerca di piegare la mappa gigante lasciando visibile solo la costa della California e mi indica dove dirigermi, prendiamo la Pacific Highway 1, e quale altra se no per cominciare?

Costeggiando la California ci si lascia alle spalle San Francisco (Frisco per gli amici, e noi lo siamo) e si punta verso un tramonto fatto di onde, da condividere con pochi compari: un surfista, un leone marino socievole e un cane bagnato in riva al mare che gioca con una pallina da tennis umidiccia. Siamo nella baia di Monterey. Indosso una sciarpa mentre osservo la scena seduta su un gradino fuori dal motel; in pieno agosto qui la sciarpa serve tutta, ciò che non serve è il rumore, il traffico, qui tutto è oceano pacifico, straordinariamente pacifico.

Birra, bistecca e karaoke in un bar desolato dal mondo, in un mondo desolato dal mondo, questo il programma della serata e Thelma e Louise per oggi non chiedono di meglio. C’è da domandarsi se chi vive qui tutto l’anno ancora regga, ma infondo noi siamo di passaggio e non abbiamo poi troppa voglia di farci domande non credi?

Riprendiamo ancora quella doppia linea gialla. Viaggiamo verso la collina dei sogni poco più avanti, godendoci a pieno il contrasto tra gli scogli deserti e l’aria quasi gelida di Pacific Grove e San Simeon sino all’afa trafficata di West Hollywood; portiamo la Mustang al massimo su Mulholland Drive e vediamo se Battisti aveva ragione… ma no dai, c’è ancora tanta troppa strada da fare per sfidare Jimmy Dean a una gara di velocità che ha già comunque vinto. Stanotte si dorme in un posto curioso, TheStandard si chiama, medesimo proprietario del celeberrimo Chateau Marmont, quello delle vere star. Il proprietario è lo stesso ma la scelta di stile e di budget è differente, una ragazza sottovuoto in un box di vetro dietro al banco reception e 150 dollari per una stanza gigante e leggermente spersonalizzata con una balcone che affaccia su Sunset Boulevard, il viale del tramonto a due passi dalla strada che solca il quartiere di Laurel Canyon e le colline di Hollywood. Si respira aria di mito sempre e comunque qui, Thelma chiudi gli occhi, vai oltre turisti, sosia dozzinali, prezzi gonfiati e stelle sul marciapiede, ed ecco che sentirai solo gli applausi assordanti.

Sedute sul bordo di una piscina rovente in un motel di Pasadena, Thelma e Louise srotolano atlanti e mappe per vedere dove la doppia riga gialla le porterà domani. Così vogliono vivere gli States, on the road day by day, nessun piano solo la strada e sino a trovarsi in pieno Far West.

Il passaggio dalla California all’Arizona è piuttosto “caldo”, la radio passa musica country e la macchina fatica a mantenere il limite di 65 miglia all’ora imposto dalla Mother Road, la Route 66 che da Santa Monica porta fino a Chicago. Needles, Oatman, Williams, Flagstaff, i cowboy che ti aspetteresti di vedere assaltare il treno sulla storica Santa Fe Railway sono oggi sostituiti da bikers in Harley Davidson che cavalcano nuovi miti e “assaltano” tavole calde e steak house ascoltando “Born to be wild” sotto ai loro baffoni brizzolati.

Fidati ancora di lei Thelma, segui quella doppia linea gialla al centro della strada e sai che non ti deluderà. Non lo farà di certo a Sedona in Arizona, il luogo dove si incontrano gli esperti di astrologia e chakra di tutto il modo, ma non solo: sul fondo di in un canyon rosso e rovente la linea gialla ti condurrà in un resort che saprà ritemprare ogni fatica che la strada ha portato sotto un cielo stellato davvero mai visto, pieno di leggende di indiani e astrali speranze.

Questo siamo, osservatori, viaggiatori alla ricerca di mondi da scrivere. Quindi cos’è davvero l’America? Infinite prospettive, conflitti mai risolti e grandi paradossi su panorami mozzafiato e su campi da basket di cemento a Venice Beach, muri virtuali ma altissimi che separano i giochi di messicani, afroamericani e semplici sportivi, mentre sugli spalti uno stereo portatile suona hip hop a tutto volume e due ragazze si fanno le treccine. Un paese oggi di certo ferito da una recessione senza precedenti, ma al tempo stesso carico di una nuova fiducia, riposta in un uomo, nell’eroe del film cui si affida questo popolo quando desidera sentirsi un tutt’uno; ogni volta che quella bizzarra bandiera sventola e c’è bisogno di sentirsi the land of the free and the home of the brave (“la terra dei liberi e la casa dei coraggiosi”) come recita l’ultimo verso dell’inno di questa nazione grande, fiera e ferita ma sempre e comunque capace di sorprendere e togliere il fiato con le sue ingenue meraviglie ed immense distese di pura natura.

 

Head around: rubrica di viaggi con la testa fra le nuvole.
Fotografie e testi Caterina Leonelli – pubblicato su ProgressNews 2009 n° 3